Fondazione Prada
Go back Go on

Ca Corner

News

ART OR SOUND - EDUCATIONAL

In occasione della mostra “Art or Sound”, Fondazione Prada promuove un progetto educational rivolto alle scuole primarie e secondarie, alle università e alle scuole di musica.

Ai gruppi di studenti, accompagnati dagli insegnanti, che aderiscono al progetto sono riservati ingresso e visita guidata gratuiti alla mostra.

Per aderire al progetto è necessario compilare questo modulo.

Per informazioni:
fondazioneprada@coopculture.it
tel. +39 041 5240119

2014

ART OR SOUND

7 GIUGNO – 3 NOVEMBRE 2014

“Art or Sound”, a cura di Germano Celant, affronta le problematiche, scaturite dal Cinquecento a oggi, relative al rapporto tra arte e suono, agli aspetti iconici degli strumenti musicali, nonché al ruolo dell’artista musicista e agli ambiti in cui arti visive e musica si sono incontrate. La mostra vuole indagare la relazione di simmetria e ambivalenza che esiste tra opera d’arte e oggetto sonoro.
L’esposizione si sviluppa nei due piani principali di Ca’ Corner della Regina e riunisce più di 180 opere e oggetti, tra automi e macchine musicali, dipinti e partiture, sculture e readymade, strumenti musicali decorati, assemblati, immaginari e silenziosi.

Il percorso storico prende il via con i dipinti a soggetto musicale realizzati da Bartolomeo Veneto e Nicola Giolfino tra il 1520 e il 1530 per poi passare agli strumenti musicali realizzati con materiali inusuali e preziosi da Michele Antonio Grandi e Giovanni Battista Cassarini nel Seicento. A seguire, una serie di automi musicali - complessi oggetti artistici che uniscono valore estetico e produzione sonora - creati, ad esempio, dall’orologiaio svizzero Pierre Jaquet-Droz nel Settecento.

La mostra prosegue poi con strumenti automatici dell’Ottocento come il pirofono, lo strumento a gas inventato nel 1870 da Frédéric Kastner. Sono presentate le ricerche nel campo della sinestesia e le sperimentazioni delle Avanguardie storiche come i celebri intonarumori (1913) dell’artista futurista Luigi Russolo e alcuni oggetti di Giacomo Balla, nonché le esplorazioni della dimensione del silenzio nell’arte in opere come With Hidden Noise (À bruit secret) (1916) di Marcel Duchamp

Un particolare rilievo è dato alle partiture originali della fine degli anni Cinquanta elaborate da John Cage, compositore d’avanguardia e figura di riferimento per il movimento Fluxus - rappresentato in mostra da George Maciunas e Joe Jones – e alle opere dei Nouveaux Réalistes, come Arman e Jean Tinguely, che documentano attraverso strumenti o dispositivi musicali fenomeni di distruzione e assemblaggio fortuito.

Presente anche Oracle (1962-65) dell’artista americano Robert Rauschenberg, che, nel seguire gli stessi principi, si presenta come un environment sonoro costruito con oggetti di recupero e materiali d’uso comune.

In mostra sono esposti anche esempi di appropriazione iconica e formale dello strumento musicale, come gli insiemi pop - da Tom Wesselmann a Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen - o i pianoforti di Günther Uecker, Richard Artschwager e Joseph Beuys, a cui si aggiungono strumenti ibridi, vere e proprie sculture da suonare, come le chitarre e i violini di Ken Butler e i banjo di William T. Wiley. Nel territorio dell’esecuzione e della performance che allarga il significato della pittura, affiancando la presenza di un violinista e di una ballerina che eseguono lo spartito visivo, si pone l’opera Senza Titolo (da inventare sul posto) (1972) di Jannis Kounellis, mentre Handphone Table (1978) di Laurie Anderson, Crossfading Suitcase (2004) di Loris Gréaud e Marble Sonic Table (2011) di Doug Aitken sono opere che richiedono l’interazione con il pubblico per esprimere la loro sonorità.

Questa esplorazione nel territorio aperto, ibrido ed ambiguo tra arte e suono si spinge verso le ricerche più recenti di artisti quali Christian Marclay, Janet Cardiff, Martin Creed, Thomas Demand, Maurizio Cattelan e Rebecca Horn, fino a documentare la produzione di una nuova generazione di artisti sonori o visivi, di performer o compositori rappresentata, tra gli altri, da Anri Sala, Athanasios Argianas, Haroon Mirza, Ruth Ewan, Walter Kitundu, Tarek Atoui, Riccardo Beretta, Pedro Reyes, Alberto Tadiello e Maywa Denki.

Il progetto di allestimento di “Art or Sound”, ideato dallo studio 2x4 di Michael Rock, richiama uno spartito, dove la struttura lineare crea la planimetria e la disposizione ambientale dei supporti, mentre i singoli elementi della scrittura musicale sono sostituiti dagli oggetti e dagli strumenti in mostra.

Pubblicazioni

“Art or Sound”





Prefazione di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli; saggio introduttivo di Germano Celant; testi critici di Jo Applin, Luciano Chessa, Christopoh Cox, Geeta Dayal, Patrick Feaster, Christoph E. Hänggi, Bart Hopkin, Douglas Kahn, Alan Licht, Andrea Lissoni, Noel Lobley, Deirdre Loughridge, Simone Menegoi, Holly Rogers, Jonathan Sterne, David Toop, John Tresch, Eric de Visscher, Rob Young; schede opere e apparati a cura di Chiara Costa e Mario Mainetti. Progetto grafico di 2x4, Sungjoong Kim, Liliana Palau Balada, Michael Rock. Realizzazione editoriale: Martine Buysschaert & Francesca Malerba.
70 €
E-store: http://www.fondazioneprada.com/bookshop/ita/

Info

“Art or Sound”

Ca’ Corner della Regina, Venezia


INDIRIZZO

Calle de Ca’ Corner, Santa Croce 2215 - 30135 Venezia
Fermate Vaporetto Linea 1: San Stae e Rialto Mercato


DATE E ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO

7 giugno - 3 novembre 2014; dalle 10.00 alle 18.00.
Giornata di chiusura: martedì.
La biglietteria chiude alle 17.30.


BIGLIETTI

Biglietto Intero: 10 €
Biglietto Ridotto: 8 € (studenti entro i 26 anni; Aderenti Carta Giovani Venezia, FAI, Rolling Venice, Touring Club Italiano, Venice Card; gruppi composti da 5 a 25 persone).
Ingresso gratuito: Aderenti ICOM, Deutsche Bank Art Card, visitatori con età inferiore ai 18 anni, senior oltre i 65 anni, giornalisti accreditati o in possesso della tessera stampa in corso di validità.

VISITE GUIDATE

Costo della visita guidata: 80 euro, oltre al biglietto d’ingresso.
Servizio a cura di Coop Culture – Venezia.
Per informazioni e prenotazioni: +39 041 5240119, fondazioneprada@coopculture.it


PROGETTO EDUCATIONAL

Progetto rivolto alle scuole primarie e secondarie, alle università e alle scuole di musica: ingresso e visita guidata gratuiti per gruppi di studenti aderenti all’iniziativa.
Modulo di adesione
Per informazioni e prenotazioni: +39 041 5240119, fondazioneprada@coopculture.it


INFORMAZIONI PER IL PUBBLICO

T + 39.041.8109161, Venezia
T + 39.02.54670515, Milano
info@fondazioneprada.org
www.fondazioneprada.org


SOCIAL MEDIA

Twitter
Facebook
Instagram
Vimeo


About

Fondazione Prada

Fondazione Prada, presieduta da Miuccia Prada e Patrizio Bertelli dal 1995, è un’istituzione dedicata all’arte contemporanea e alla cultura. Le innovative esposizioni organizzate dalla Fondazione e concepite in dialogo con i più importanti artisti contemporanei come Louise Bourgeois, Walter De Maria, Thomas Demand e John Baldessari, così come le altre attività culturali relative al cinema, alla filosofia e all’architettura hanno ricevuto un ampio consenso internazionale. I progetti speciali includono “Double Club” di Carsten Höller a Londra, “Prada Transformer” di OMA a Seul e “24h Museum” di Francesco Vezzoli al Palais d’Iéna a Parigi. Nel 2011 la Fondazione Prada ha inaugurato un nuovo spazio espositivo a Venezia, Ca’ Corner della Regina, un palazzo storico affacciato sul Canal Grande in corso di restauro nei prossimi anni con l’obiettivo di offrire una stimolante programmazione culturale. Un progetto centrale del programma in campo architettonico della Fondazione Prada è la nuova sede progettata da Rem Koolhaas, la cui apertura è prevista nel 2015.

CA’ CORNER DELLA REGINA

Ca’ Corner della Regina, costruito tra il 1723 e il 1728 da Domenico Rossi per conto della famiglia dei Corner di San Cassiano, è un palazzo veneziano situato nel sestiere di Santa Croce e affacciato sul Canal Grande. Sorge sulle rovine dell’edificio gotico in cui nasce nel 1454 Caterina Cornaro, futura Regina di Cipro. Lo stile architettonico richiama la vicina Ca’ Pesaro progettata da Baldassare Longhena che attualmente ospita la Galleria Internazionale d’Arte Moderna. La decorazione interna è completata alla fine del Settecento. Gli affreschi, commissionati da Caterino Cornaro, ultimo discendente della famiglia, sono realizzati da Costantino Cedini, Vincenzo Colomba e Domenico Fossati e rappresentano alcuni episodi della vita di Caterina Cornaro.

Nel 1800 il palazzo diventa proprietà del Papa Pio VII che lo assegna nel 1817 alla congregazione dei Padri Cavanis. Fino al 1969 è la sede del Monte di Pietà, mentre dal 1975 al 2010 ospita l’ASAC - Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia. Dal 2011 diventa la sede veneziana della Fondazione Prada che ha presentato finora in questi spazi quattro mostre.

Ca’ Corner della Regina si struttura su tre livelli principali: il piano terra e due piani nobili. Un attico e due ammezzati, collocati tra il piano terra e il primo piano, completano il palazzo. La facciata sul Canal Grande è caratterizzata da un paramento in pietra d’Istria e un bugnato che si estende dal pianterreno fino al mezzanino. All’interno due scenografiche scale simmetriche, in asse con l’entrata d’acqua, collegano l’atrio al secondo ammezzato. I due piani nobili ospitano degli imponenti porteghi decorati con stucchi e affreschi.

Il restauro conservativo di Ca’ Corner della Regina, promosso dalla Fondazione Prada dalla fine del 2010 in linea con le direttive della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e della Laguna, si sta attuando in più fasi. La prima, conclusasi nel maggio 2011, prevede interventi di messa in sicurezza delle superfici di pregio artistico e architettonico, il rilievo di tutte le parti impiantistiche incoerenti, la manutenzione dei serramenti lignei, l’eliminazione delle partizioni non originarie e il recupero degli spazi destinati a uffici e servizi. Per quanto riguarda gli apparati decorativi, sono stati messi in sicurezza affreschi, stucchi e materiali lapidei che ornano il portego e le otto sale del primo piano nobile del palazzo. Questi lavori consentono nel giugno 2011 l’apertura al pubblico del piano terra, del primo e secondo mezzanino e del primo piano nobile di Ca’ Corner della Regina.

Tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 sono stati programmati interventi sugli apparati decorativi del secondo piano nobile. In particolare sono stati avviati i lavori di restauro delle pareti di alcune sale laterali. L’intervento di pulizia su superfici coperte da più dipinture nel corso dei decenni ha messo in luce aree in stucco e marmorino ed intonaci storici. In occasione della mostra “Art or Sound” è impiegato per la prima volta il secondo piano nobile: 800m2 che, con le ampie sale decorate del primo piano, completano il percorso espositivo.

NUOVA SEDE A MILANO

All’Office of Metropolitan Architecture (OMA), guidato da Rem Koolhaas, è stato affidato il progetto di intervento e trasformazione di un complesso industriale dei primi del Novecento, situato nella zona sud di Milano per il nuovo spazio della Fondazione Prada.

Con la realizzazione dei nuovi spazi di Largo Isarco, la Fondazione estende la sua prospettiva culturale. Il nuovo corso di ricerca si esprimerà nell’espansione dei progetti realizzati in sinergia con gli artisti e architetti nonché nelle future collaborazioni con i principali musei ed istituzioni internazionali di arte moderna, storica e contemporanea, architettura e design, oltre a una serie di partnership per mostre temporanee.

Archivio

ARCHIVIO MOSTRE

2013

WHEN ATTITUDES BECOME FORM:
BERN 1969/VENICE 2013


1 GIUGNO – 3 NOVEMBRE 2013

La Fondazione Prada presenta dal 1 giugno al 3 novembre 2013 a Ca’ Corner della Regina a Venezia la mostra “When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013”, a cura di Germano Celant in dialogo con Thomas Demand e Rem Koolhaas. Il progetto ricostruisce, in un sorprendente rifacimento, “Live in Your Head. When Attitudes Become Form”, una mostra curata da Harald Szeemann alla Kunsthalle di Berna nel 1969 e passata alla storia per il radicale approccio del curatore alla pratica espositiva, concepita come medium linguistico.

Riproporre oggi in modo letterale una mostra del 1969, mantenendo le originarie relazioni e connessioni visuali e formali tra le opere, ha posto una serie di interrogativi sulla problematicità e sul significato stesso di un progetto che si è sviluppato attraverso una profonda discussione sotto diverse prospettive: artistica, architettonica e curatoriale. Sottolineando ed evidenziando il passaggio tra passato e presente di cui è importante conservare la complessa identità, si è deciso di innestare la mostra – nella sua totalità di muri, pavimenti e relative installazioni e oggetti d’arte – nella storica struttura architettonica e negli ambienti di Ca’ Corner della Regina, arrivando a inserire in scala 1:1 le stanze moderne della Kunsthalle, delimitate da superfici parietali bianche, negli antichi saloni affrescati del settecentesco palazzo veneziano.

Si tratta di fatto di un esercizio di doppia occupazione: così come la Kunsthalle fu occupata da una giovane generazione di artisti rivoluzionari nel 1969, con lo stesso spirito gli ambienti riccamente decorati di Ca’ Corner della Regina sono a loro volta invasi dalle sale novecentesche della Kunsthalle. Il risultato è una sovrapposizione tanto letterale quanto estrema di spazi, che genera connessioni nuove e inaspettate tra le opere stesse e tra le opere e lo spazio.

L'operazione di spostare interamente l'intera entità espositiva, fatta dall'intreccio di stanze e d’insiemi plastici e visivi, crea uno straniamento. È come aver trasformato “When Attitudes Become Form” in un readymade o in un reperto archeologico, ricostruito mettendo insieme tutti i suoi frammenti. La sua nuova lettura deriverà allora dalla sua dislocazione e dal suo display a Venezia che forniranno un ulteriore stimolo interpretativo, così da farle assumere altri significati non solo storici ma attuali.

L’intento è ridare vita al processo espositivo con cui “When Attitudes Become Form” venne realizzata, così da superare la mediazione dei documenti fotografici e filmici, e poterlo esperire e analizzare “dal vero”, esattamente com’era, seppur trasportato dall’ieri all’oggi. Un progetto di ripensamento che implica la consapevolezza che il linguaggio allestitivo e le relazioni tra le opere messe in mostra da un curatore sono diventati parte fondante e fruibile della storia dell’arte moderna e contemporanea.

L’approfondita ricerca, alla base del progetto, è stata condotta su più piani: l’archivio e la biblioteca di Harald Szeemann ora ospitati al Getty Research Institute di Los Angeles (GRI), le testimonianze dirette degli artisti e i documenti provenienti dalle loro fondazioni, le tracce fotografiche e scritte presenti nella biblioteca della Kunsthalle di Berna. Un fondamentale contributo è stato offerto dal Getty Research Institute diretto da Thomas W. Gaehtgens. Grazie allo studio attento - condotto dalla Fondazione Prada in stretta collaborazione con il curatore del Getty Research Institute Glenn Phillips e il suo team - dei documenti, delle lettere e delle immagini relative a Szeemann e alla mostra del 1969, e all’analisi di una collezione composta da più di 1.000 fotografie in bianco e nero e a colori, è stato possibile identificare le opere effettivamente esposte e quelle mai allestite, per problemi tecnici, alla Kunsthalle e nella sede distaccata della Schulwarte, arrivando ad una mappatura completa e precisa di ciò che è realmente accaduto a Berna.

“When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013” riunisce quasi tutte le opere originali presentate nel 1969 alla Kunsthalle e alla Schulwarte, quelle ritrovate e provenienti da importanti collezioni private e musei internazionali (tra queste figurano, ad esempio, i lavori di Carl Andre, Claes Oldenburg, Bruce Nauman, Eva Hesse, Giovanni Anselmo, Hanne Darboven, Reiner Ruthenbeck, Marinus Boezem e Richard Tuttle), nonché interventi site-specific, “reenacted” direttamente o in collaborazione con gli artisti e le loro fondazioni (tra questi i lavori di Joseph Beuys, Daniel Buren, Walter De Maria, Jan Dibbets, Alain Jacquet, Joseph Kosuth, Sol LeWitt, Keith Sonnier, Ger van Elk, Lawrence Weiner e Gilberto Zorio) oltre a una selezione di fotografie, video, libri, lettere, oggetti effimeri e altri materiali originali relativi alla mostra del 1969 e al suo fondamentale contesto. La mostra include anche materiali inediti provenienti dall’archivio di Szeemann. La mostra, caratterizzata da un nuovo approccio dove tutto era lasciato al processo liberatorio del fare, senza limiti, difese, piedistalli e costrizioni perimetrali, divenne un campo d’incontro dialettico tra artista e curatore, tra eventi e architettura: un luogo dove le opere realizzate s’intrecciavano tra loro, come in una sorta di trama organica in continua evoluzione.

Lo scopo è di riproporre, con la stessa intensità ed energia, le ricerche post-pop e post-minimaliste che andavano dalla Process Art alla Conceptual Art, dall’Arte Povera alla Land Art, sviluppatesi a livello internazionale alla metà degli anni Sessanta, evidenziando al tempo stesso il contributo di Szeemann, capace di pensiero oltre i limiti delle etichette critiche e dei vincoli teorici del suo tempo. La mostra, caratterizzata da un nuovo approccio dove tutto era lasciato al processo liberatorio del fare, senza limiti, difese, piedistalli e costrizioni perimetrali, divenne un campo d’incontro dialettico tra artista e curatore, tra eventi e architettura: un luogo dove le opere realizzate s’intrecciavano tra loro, come in una sorta di trama organica in continua evoluzione.

In occasione di “When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013” è pubblicato un volume scientifico di oltre 600 pagine che comprende un’ampia antologia delle immagini, moltissime delle quali inedite, scattate dai fotografi presenti a Berna (Claudio Abate, Leonardo Bezzola, Balthasar Burkhard, Siegfried Kuhn, Dölf Preisig, Harry Shunk and Albert Winkler), una prefazione di Miuccia Prada, un saggio-intervista di Germano Celant, due dialoghi con Thomas Demand e Rem Koolhaas, oltre ai contributi di storici, teorici, curatori e critici di fama internazionale (Gwen L. Allen, Pierre Bal-Blanc, Claire Bishop, Benjamin Buchloh, Charles Esche, Boris Groys, Jens Hoffmann, Chus Martínez, Glenn Phillips, Christian Rattemeyer, Dieter Roelstraete, Anne Rorimer, Terry Smith, Mary Anne Staniszewski, Francesco Stocchi, Jan Verwoert).

Durante i cinque mesi di apertura, la mostra sarà animata da un programma d’incontri, letture, concerti e performance che a breve sarà annunciato.

"When Attitudes Become Form. Bern 1969/Venice 2013"





Prefazione di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli; nota introduttiva di Miuccia Prada; saggio-intervista di Germano Celant in dialogo con Thomas Demand e Rem Koolhaas; saggi critici di Gwen L. Allen, Pierre Bal Blanc, Claire Bishop, Benjamin H.D. Buchloh, Charles Esche, Boris Groys, Jens Hoffmann, Chus Martínez, Glenn Phillips, Christian Rattemeyer, Dieter Roelstraete, Anne Rorimer, Terry Smith, Mary Anne Staniszewski, Francesco Stocchi, Jan Verwoert; apparati a cura di Chiara Costa e Mario Mainetti. Progetto grafico di 2x4, Sungjoong Kim, Liliana Palau Balada, Michael Rock. Realizzazione editoriale: Martine Buysschaert&Francesca Malerba.

E-store: http://www.fondazioneprada.com/bookshop/ita/

ARCHIVIO MOSTRE

2012

THE SMALL UTOPIA.
ARS MULTIPLICATA

Venerdì 6 Luglio – Domenica 25 Novembre, 2012 A cura di
Germano Celant

The Small Utopia. Ars multiplicata”, fa riferimento al sogno, trasmesso dalle avanguardie storiche agli

artisti di oggi, di arrivare alla diffusione democratica dell’arte, praticando una moltiplicazione dell’oggetto d’arte per favorire una sua diversa fruizione estetica e sociale.

Il percorso espositivo analizza un periodo di 75 anni dagli inizi del Novecento al 1975 e documenta con oltre seicento lavori, multipli e prototipi, la trasformazione dell’idea dell’unicità nell’arte e la sua percezione, non solo attraverso la moltiplicazione degli oggetti, ma anche nei diversi linguaggi: dai libri d’artista, alle riviste, al cinema sperimentale, alla radio.

Questa piccola utopia nata all’inizio del XX sec. dai tentativi di costruttivisti e produttivisti russi di intervenire su oggetti di uso popolare,

come le ceramiche, e dall’ambizione, più individualista, di Marcel Duchamp, che ricreò in scala ridotta l’insieme delle proprie opere nella sua Boîte en valise, 1941 (di cui sono presentate tre edizioni), si è consolidata negli anni Settanta, quando anche il sistema dell’arte si è diffuso, sul piano dell’informazione e della comunicazione,

a tutti i livelli della società. Un’avventura a cui hanno partecipato tutti i principali movimenti dal Futurismo italiano al Bauhaus, dal Neoplasticismo al Dada e al Surrealismo, dal Nouveau Réalisme all’Optical e al Fluxus,

per approdare all’esplosione di arte moltiplicata indotta dalla Pop art, promotrice di un vero “supermarket” dell’oggetto artistico, tradotto ora in libro, rivista, scatola di cibo, film, vestito, disco, piatto, mobile, giocattolo e molto altro ancora.

In tal senso gli anni dal 1960 al 1975 hanno rappresentato con Warhol e Oldenburg, Beuys e certamente con Fluxus, il culmine di questo atteggiamento, perché gli artisti si sono appropriati delle tecniche di produzione e di commercializzazione tipiche della società di consumo. Una contaminazione tra aspirazione democratica e business che anticipa la messa in circolazione dei gadgets d’arte, ora attuata anche dalle istituzioni museali.

Considerata la complessa articolazione di “The Small Utopia”, la sua ampiezza temporale e la vastità tematica affrontata, la Fondazione Prada ha affidato l’approfondimento di alcuni territori specifici alla preziosa collaborazione di musei internazionali e esperti curatori specialisti, come già avvenuto a Ca’ Corner nel 2011.

In particolare, al Museum of Modern Art di New York è affidata la cura e la documentazione di Fluxus con la ricerca di Christopher Cherix, mentre alla collaborazione con il Research Center for Artist’s Publications del Museo Weserburg di Brema e alla sua direttrice Anne Thurmann-Jajes, si deve la sezione dedicata ai libri e alle riviste d’artista come paradigma della interazione artistica negli anni Sessanta nelle nuove forme d’arte.

Tra i diversi linguaggi, Antonio Somaini cura, con la collaborazione di Marie Rebecchi, due sale dedicate alla storia del cinema sperimentale e alle incursioni degli artisti nei campi della performance vocale, del suono registrato e della radio, mentre alla competenza di Guy Schraenen si deve l’accurata sezione interamente dedicata ai dischi in vinile dal 1959 al 1975.

In occasione del cinquantenario del primo Festival Fluxus in Europa (1962), Gianni Emilio Simonetti cura la programmazione di performances e concerti Fluxus ripetuti con cadenza periodica a partire da settembre.

PUBBLICAZIONI

La mostra è accompagnata da una ampia pubblicazione in inglese “The Small Utopia. Ars Multiplicata”, a cura di Germano Celant, con una prefazione di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, e numerosi contributi tra cui Beatriz Colomina, Elena Gigli, Charles Esche, Constance W. Glenn, Maria Gough, Magdalena Holzhey, Adina Kamien-Kazhadan, Karen Koehler, Liz Kotz, Tatyana Vasilevna Kuzmerova, Ulrich Lehmann, Annette Malochet, Marie Rebecchi, Julia Robinson, Gianni Emilio Simonetti, Antonio Somaini, Anne Thurmann-Jajes, Nicholas Fox Weber.

360 pagine, 800 ill., edizioni Progetto Prada Arte, Milano, 2012.

Ulteriori informazioni e e-store ufficiale: http://www.fondazioneprada.com/bookshop/ita/

Al piano terreno e nel primo ammezzato, il percorso espositivo si addentra nei diversi linguaggi in cui si dissolvono i confini dell’opera, dai libri d’artista alle riviste, dal cinema sperimentale alla radio. Questi territori specifici si articolano in varie sezioni suddivise per sale: tre dedicate ai libri e alle riviste; una relativa alla storia del cinema sperimentale; una alle incursioni nei campi della performance vocale, del suono registrato e della radio; una interamente dedicata ai dischi d’artista a partire dagli anni Cinquanta e Settanta.

Il corpo centrale della mostra, allestito nel piano nobile e nel secondo piano ammezzato, ripercorre con oltre seicento tra oggetti di design, ceramiche, vetri, tessuti, giocattoli, edizioni di originali e di multipli d’artista, la trasformazione dell’idea dell’unicità nell’arte e la sua percezione. Un’avventura contrassegnata dall’affermarsi di nuove realtà tecnologiche a cui hanno partecipato tutti i principali movimenti e scuole, dal Futurismo italiano al Costruttivismo russo e al Bauhaus, dal Neoplasticismo al Surrealismo, per approdare, attraverso le pratiche dei Nouveaux Réalistes, l’Optical Art e l’approccio radicale degli artisti Fluxus, alla grande esplosione di ars multiplicata indotta dalla Pop Art, promotrice di un vero “supermarket” dell’oggetto artistico.

ARCHIVIO MOSTRE

2012

31 agosto – 7 settembre 2012

Nell’ambito dell’esposizione The Small Utopia. Art Multiplicata, la Fondazione Prada ha organizzato una serie di piccoli eventi Fluxus a cinquant’anni dalla nascita di Fluxus (1962-2012) alla presenza di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli e del Direttore della Fondazione Prada Germano Celant.

Sono stati eseguiti brani di Ay-o, George Brecht, Philip Corner, Al Hansen, Dick Higgins, Alison Knowles, Takehisa Kosugi, Shigeko Kubota, Joe Jones, George Maciunas, Walter Marchetti, Nam June Paik, Ben Patterson, Terry Riley, Tomas Schmit, Mieko Shiomi, Ben Vautier, Robert Watts, La Monte Young e per l’occasione sono stati reinterpretati nello spirito di questa avanguardia alcuni lavori di John Cage – Fontana Mix (1958), Sounds of Venice e Water Walk (1959), Variation III (1962).

Tra gli ospiti, l’attore Willem Dafoe e la regista Giada Colagrande, le registe Lucrecia Martel e Massy Tadjedin, la produttrice Lita Stantic, il Direttore della 13° Biennale di Architettura David Chipperfield, Enrico Castellani, Lorenzo Bertelli, l’artista Francesco Vezzoli, i produttori Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt, Peter Brant Jr., e Harry Brant, Inge Feltrinelli, Manuela Pavesi, Brandino e Marie Brandolini D’Adda, Lawrence Carrol, Maria Luisa Frisa, Michele Lupi, Luigi Bonotto, Victoria Cabello, Massimo Minini, Diane Pernet, Shala Monroque, Tristan Boniver dello Studio Rotor, Gunther Uecker, Stefano e Andrea Rosso, Beppe Modenese, Roberto D’Agostino.

ARCHIVIO MOSTRE

2011

Fondazione Prada
Ca' Corner della Regina

A cura di Germano Celant
4/06 - 2/10/2011

La prima esposizione offre una lettura dell’approccio culturale della Fondazione senza imporre un’interpretazione tematica e univoca del materiale artistico e museale presentato. Le singole installazioni e presenze nelle stanze del palazzo sono quindi da considerarsi esempi che testimoniano i diversi aspetti dell’identità, passata e futura, della Fondazione Prada, creata nel 1993 da Miuccia Prada e Patrizio Bertelli per diffondere l’arte contemporanea. Esse comprendono una selezione della collezione, un anticipo di future collaborazioni e il progetto per la nuova sede permanente della Fondazione di Milano in Largo Isarco, disegnato da Rem Koolhaas e OMA, che in Ca’ Corner della Regina include la presentazione di modelli in scala del futuro complesso architettonico, che aprirà nel 2013.

Partendo dalla collezione raccolta nel corso degli anni, l’apertura di “Fondazione Prada _ Ca’ Corner della Regina”, a cura di Germano Celant, si caratterizza per una molteplicità aperta di presenze e di interventi che, prodotti in dialogo scientifico con musei come The State Hermitage Museum di San Pietroburgo, la Fondazione dei Musei Civici di Venezia, il Mathaf Arab Museum of Modern Art e The Museum of Islamic Art di Doha, nonché per la lettura creativa di artisti contemporanei quali Thomas Demand oppure teorici come Marco Giusti e Nicholas Cullinan.

Negli ambienti di Ca’ Corner della Regina, coinvolti solo parzialmente dalla prima fase del progetto di restauro conservativo, saranno presenti le imponenti sculture di Anish Kapoor, Michael Heizer e Jeff Koons che dal piano terra al primo piano nobile formeranno, intrecciate a importanti opere di Walter De Maria, John Baldessari, Charles Ray, Tom Friedman, Domenico Gnoli, Damien Hirst, Louise Bourgeois, Blinky Palermo, Bruce Nauman, Pino Pascali, Donald Judd, Francesco Vezzoli e Maurizio Cattelan, l’intero percorso architettonico.

La mostra documenta, con progetti speciali e inediti, il dialogo in costruzione con istituzioni museali internazionali, instaurando uno scambio creativo tra le loro collezioni e gli interventi degli artisti contemporanei. Per questa ragione Thomas Demand è stato invitato a dialogare con importanti materiali provenienti dai Musei Civici di Venezia, mentre si è chiesto a Jean-Paul Engelen, direttore del Public Art Programs dell’Arabic Museum of Modern Art, di Doha in Qatar, di stabilire un ponte linguistico tra un reperto storico, proveniente dal Museum of Islamic Art, e il lavoro dell’artista contemporanea Buthayna Ali, e a The State Hermitage di San Pietroburgo di presentare inedite ceramiche del XVIII secolo in parallelo con l’opera di Jeff Koons Fait d’Hiver (1988). A Nicholas Cullinan, curatore di International Modern Art per la Tate Modern, Londra, il compito di attraversare la collezione offrendo una sua lettura del periodo dell’arte italiana dal 1952 al 1964, che comprende opere di Alberto Burri, Enrico Castellani, Lucio Fontana, Francesco Lo Savio, Piero Manzoni, Salvatore Scarpitta e Mario Schifano.

In questa occasione a Ca’ Corner della Regina, l’incontro tra la cultura occidentale e congolese sfociato nel 2008 nella costruzione, a Londra, del The Double Club di Carsten Höller, sarà svelato attraverso una pubblicazione che ne raccoglie la documentazione completa. L’interazione tra le arti in movimento, che mette in relazione la produzione cinematografica del regista Todd Solondz con i video di animazione di Nathalie Djurberg, sarà oggetto della sezione curata da Marco Giusti.

Un insieme di presentazioni e di contenuti trasversali che sono testimonianza dell’intreccio fluido tra moderno e contemporaneo, tracce di un futuro percorso per le attività della Fondazione Prada.